diumenge, 4 de setembre del 2011

Georgina


Devo andare avanti –hai detto-,
da troppo tempo che ti aspetto,
è finita questa storia
con un sorriso e un “ho capitto”.

Poi sul mio motorino
Ho pensato al nostro libro:
un romanzo così bello...
Non ci credo, mà è finito.

Il nostro viaggio è svanito
Come un capriccio,
solo una maledetta donna
può scrivere il perché,

si chiama signora paura
ha scelto me, solo il mio piano lo sa.
Georgina, Georgina,
non ti ho detto mai “ti amo”,
non ti ho detto mai “carina”.

Georgina, Georgina,
questo è stato un sogno strano
che non c’entra con la vita.

Sento quella canzone e penso a te.
Quando vedo un dottore penso a te.
Mangio un pezzo di melone e penso a te.
La catena da terrone e penso a te.

Suono i tasti del piano e penso a te.
In città qualche pazzo e penso a te.
Quando insulto un bastardo penso a te.
Provo a non pensare e penso a te.

Georgina, Georgina,
non ti ho detto mai “ti amo”,
non ti ho detto mai “carina”.

All’improvisso uno gnomo appare
Inciampando con i tasti del piano,
naso rosso, tutto incanzatto, forse un po’ ubriaco
inizia a gridare:
“Voi uomini vi lamentate sempre
Con i libri di psicologia facile
E le vostre canzoni d’amore,
siete patetici.

E tu, cretino, questa Georgina
Chiamala, chiamala!
Non pensare tanto, non fare lo stronzo
E chiamala, chiamala!

Canta un bel blues,
a me mi piace o’blues...
Ma chiamala,
chiamala...

Georgina, Georgina,
non ti ho detto mai “ti amo”,
non ti ho detto mai “carina”.

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